Ni una más PDF Stampa E-mail
Scritto da Flavio   
Sabato 20 Novembre 2010 11:47

femminicidioNon una di più. Questo sussurra la voce del deserto a Ciudad Juárez, alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. Una frontiera che pare la strozzatura di una cloaca. Una città dove s'ingolfano soldi, droga, sfruttamento della prostituzione, traffico di migranti; la città più violenta dell'America Latina, dove i morti della narco-guerra si contano a migliaia, dove la morte non rispetta ne bambini ne donne.

Non una di più. Sono 900 le donne che dal 1993 sono sono state rapite, torturate, stuprate, mutilate e uccise. Novecento, stupro, tortura. Numeri e parole perdono senso, rappresentano la follia. Novecento corpi ritrovati nel deserto. Novecento donne, ragazze, alcune ancora bambine, senza contare le centinaia di ragazze sparite, che non sono mai state ritrovate.

La maggior parte erano operaie che lavoravano per pochi pesos nelle maquiladoras, le fabbriche di assemblaggio dove vengono delocalizzate le produzioni delle multinazionali che servono il mercato USA: basta superare la frontiera di pochi chilometri per trovare in Messico operai a basso costo e senza diritti oltre a leggi ambientali più compiacenti.

Una scia di sangue nella sabbia del deserto. Venti anni di morti orribili e senza senso. Venti anni di impunità coperta da complicità e corruzione. Venti anni di silenzio, di indifferenza, una storia troppo dura per essere telegenica.

Marisela Ortìz Rivera, Presidente dell'associazione Nuestras hijas de regreso a casa, (Le nostre figlie tornino a casa, associazione dei genitori delle vittime), cittadina onoraria di Torino e insignita del Giglio d'Oro a Firenze racconterà delle ragazze di Ciudad Juárez.

Venerdì 26 novembre, alle ore 17.30, al circolo Arci Isolotto di via Maccari 104 a Firenze.

Scarica qui il volantino

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Ultimo aggiornamento Domenica 05 Dicembre 2010 17:12
 

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