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Alla fine di luglio del 1796 Georg Wilhelm Friedrich Hegel, che allora venticinquenne si trovava a Berna in qualità di precettore, trascorse alcuni giorni girovagando sulle Alpi Bernesi insieme ad amici.
Nel diario di quei giorni annota diligentemente le valli ed i luoghi visitati con un singolare spirito critico: pare quasi sia stato convinto controvoglia ad andare alla ricerca del "sublime", della potenza maestosa della natura che in realtà lo impressionano ben poco. Rimane molto più colpito dalle famiglie di alpigiani e dalla loro capacità di adattarsi ad un ambiente così duro ricavandone di che vivere con tenacia ed ingegno. Prende nota con interesse e ammirazione degli alberi da frutta (noci e ciliegi), dell'orzo e del fieno, delle mucche e delle capre al pascolo, di come viene fatto il formaggio e di ciò che trovano da mangiare nelle baite che li ospitano.
Credo valga la pena riportare alcuni passi, che ci danno un quadro interessante della vita negli alpeggi, non poi così cambiata in duecento anni...
25 luglio - cena in baita con "uova, prosciutto, un po d'arrosto e delle fragole eccellenti"
26 luglio - "mentre salivamo sulla Scheidegg ci siamo fermati a una baita a bere del latte, panna e siero e abbiamo mangiato formaggio. Il pane uno deve portarselo da sé perché in queste baite - dove i margari si trattengono solo di giorno a fare il formaggio che poi tutte le sere portano nei loro depositi - non se ne trova." e annota che in cambio del cibo i valligiani non indicano un prezzo, ma lasciano astutamente l'importo alla discrezione del visitatore, sperando di ottenere di più, salvo poi arrabbiarsi se il compenso è insufficiente. Giunti poi al villaggio di Grindelwald "per la prima volta abbiamo avuto del vino rosso italiano, acidulo e della peggior specie, ma a quanto pare alquanto salutare per gente che viaggia in questi paraggi nutrendosi con latte particolarmente grasso"
27 luglio - Si perdono nella nebbia salendo sulla Scheidegg e "la guida voleva condurci ad una baita a bere un pò di latte fresco, per nostra fortuna ci imbattemmo in due margari che stavano portando a casa il formaggio che avevano fatto in giornata" e poi: "nella parte alta della vallata ci fermammo da un margaro che possiede diciotto mucche, il cui latte ogni giorno gli fornisce all'incirca trenta libbre di formaggio e in primavera, quando l'erba è più abbondante e migliore, quasi quaranta libbre. Costui ci ha anche spiegato il processo di caseificazione e di utilizzazione del latte. Ovvero tutte le mattine il latte munto la sera precedente, insieme con quello munto la mattina stessa, viene raccolto in un paiolo posto su un fuoco leggero e viene scomposto con un acido preparato particolarmente dallo stomaco dei vitelli, chiamato presame. La massa deve diventare solo tiepida. Quando la separazione, che viene favorita con un continuo rimescolamento, è avvenuta, la parte acquosa viene tolta, quella solida viene avvolta in uno straccio e poi compressa in una forma rotonda di legno. L'ulteriore parte fluida rimasta, che si chiama siero, e che non è molto diversa dal latte, ma ha solo un gusto un pò più acido e ha già assunto un colore giallognolo viene ora posta su un fuoco vivace e di nuovo scomposta mediante cottura. La massa bianca solida che qui si chiama Zieger, viene salata e messa da parte specialmente per l'inverno. La parte fluida che qui si chiama Schotte in parte viene bevuta dagli uomini, in parte è data da bere ai maiali."
28 luglio - "giungemmo a Guttanen, l'ultimo villaggio bernese, dove abbiamo pranzato con pane bianco vallese (che era alto solo due dita, a forma di dolce e molto duro), burro, miele e vino italiano." Poi lungo il torrente Aar: "nei dintorni crescono molte genziane. Le radici di queste piante vengono raccolte da una famiglia per distillarne un liquore." e poi nota le bestie da soma: "di queste ne abbiamo incontrate parecchie, insieme con i loro conducenti vallesi o italiani. Essi portano riso, vino e acquavite. Al ritorno caricano invece formaggio" e a fine giornata: "A Spital fummo serviti con vino italiano, salsicce bolognesi, carne d'agnello e di vitello che, come il pane, proviene da Mairingen. Una certa novità fu per noi la carne di marmotta, in parte affumicata, in parte fresca, che tuttavia non ci è affatto sembrata una leccornia...ci furono offerti anche dei semi di cembro.
29 luglio - giunti al Rodano. "nella valle abbiamo trovato acqua di fonte che, mescolata con acquavite di ciliegia, ci ha molto rinfrescato." poi sotto la vetta della Furka "in una baita vallese abbiamo bevuto del latte...Accanto pendeva un paiolo in cui essi facevano il loro formaggio. La parte restante della baita era proprietà dei maiali...la legna che quei ragazzi bruciano per il loro formaggio la raccolgono in luoghi distanti anche più di un ora." e poi: "ci rifocillammo con del pane imburrato, di cui ci aveva sapientemente provvisto l'oste della locanda di Grimsel, e con il suo vino rosso italiano" sendendo in valle "pervenimmo a Realp, dove ci ha ospitalmente accolti un Ospizio dei frati cappuccini in cui fummo serviti di vino rosso italiano, il migliore finora assaggiato, in quanto proveniva direttamente dalla cantina dei religiosi, e di un buon formaggio"
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