| Mangiare bene salva il pianeta |
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| Scritto da Daniele | |
| Giovedì 08 Luglio 2010 19:34 | |
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Pare proprio così: i cibi più sani sono anche quelli più ecosostenibili.
Il settimanale “L’Espresso (numero del 1° luglio 2010) riporta uno studio del Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) che illustra molta chiarezza il fatto che le produzioni alimentari più salubri per il nostro organismo sono anche quelle che consumano meno l’ambiente. Uno studio del BCFN, riportato dal settimanale “L’Espresso (numero del 1° luglio 2010) illustra con molta chiarezza il fatto che le produzioni alimentari più salubri per il nostro organismo sono anche quelle che consumano meno l’ambiente.
Lo studio rielabora i dati forniti dal “Life Cycle Assessment Food Database” del Ministero dell’Agricoltura e Pesca danese: (il tutto sul sito www.barillacfn.com) e di altri centri di ricerca sull’ambiente e li mette in relazione alle conoscenza in campo medico e nutrizionista. Il tutto è stato presentato in un convegno dello scorso 29 giugno (qui tutti i video dell’evento: http://barilla.iwebcasting.it/doppiapiramide/ ). Ne viene fuori un quadro estremamente interessante. Più o meno tutti conosciamo la cosiddetta “Piramide Alimentare” con la quale i nutrizionisti esemplificano in modo grafico e intuitivo la scala dei cibi più salutari. Alla base della piramide si trovano i cibi più sani, mentre, salendo verso la cima della piramide, s’incontrano le “fasce” di cibi ai quali dobbiamo fare più attenzione. Come molti già sanno, in basso, cioè tra gli alimenti che “fanno più bene”, si trovano ortaggi e frutta, mentre alla sommità troviamo quelli che dovremmo assumere con minore frequenza, ovvero dolci e carni rosse. Pur non essendo una scala precisa e pur dovendo considerare le eventuali particolari necessità e/o intolleranze individuali, la piramide ci fornisce un’immediata evidenza del rapporto tra i vari alimenti e la nostra salute. Fin qui, tutto sommato, niente di nuovo. La cosa si fa interessante quando lo studio raffronta con la prima, una seconda piramide, questa volta rovesciata e posta accanto alla prima per fornire un unico sistema grafico di immediata comprensione visiva, nella quale si rappresenta l’impatto di diverse fasce di alimenti sull’ambiente. Nella parte in basso (che questa volta è la punta) si trovano i cibi che danno il minore impatto ambientale mentre via, via che si sale nelle fasce più alta, si trovano i cibi la cui produzione “consuma” di più l’ambiente. Guarda caso le fasce delle due piramidi praticamente coincidono. Cioè, poste l’una accanto all’altra, le due figure mostrano come i cibi più sani per noi stiano proprio accanto a quelli più “sostenibili” per l’ambiente e, mano a mano che ci si sposta parallelamente lungo le due figure, gli alimenti meno sani si trovano accanto a quelli meno sostenibili. E’ importante anche conoscere i parametri utilizzati per creare una gerarchia delle produzioni in base al consumo dell’ambiente. Si tratta di tre indicatori ricavati dall’annuale rapporto del “Global Footprint Network” e sono : la Carbon Footprint ovvero la quantità di CO2 che si stima venga emessa per produrre un alimento, la Water Footprint con la quale si stima la quantità di acqua consumata per la produzione e, infine, l’Ecological Footprint che stima la superficie di terreno necessaria. Tra questi l’Ecological Footprint sembra essere le più facili da calcolare, ma anche le altre due forniscono, quando stimabili, comunque dei dati interessanti. Nei prossimi due anni , secondo i ricercatori, le raccolte dei dati si andranno raffinando sempre e le stime di conseguenza, risulteranno sempre più precise. Intanto qualche esempio: le carni avicole (pollame e simili) hanno un’impronta ecologica di 46 metri quadri per chilo, mentre per le carni bovine si consumano ben 106 metri quadri. In certi casi si può scendere addirittura anche in maggiori dettagli come il tipo di “taglio”: per una produrre un chilo di bistecca si emettono 48 chili di CO2, per produrre un chilo di filetto 68! Ovviamente i record di minor impatto ambientale spettano alla frutta e agli ortaggi: la frutta ha un’impronta ecologica di 5-6 metri quadri perché le piante non vengono distrutte ad ogni raccolto rinnovandosi e, sempre mediamente, utilizzano meno fertilizzanti e pesticidi delle altre colture. Nel caso poi degli ortaggi di stagione si arriva al record assoluto di un’impronta 3 metri quadri! Purtroppo lo studio non può ancora mettere nel computo anche un altro importantissimo fattore di consumo ambientale che è il trasporto. Si pensi che un trasporto di 500 chilometri via camion influisce per oltre il 20% nell’emissione dei gas serra di un prodotto alimentare. Quindi aspettiamoci anche classifiche che mettano in conto anche il tipo di filiera (e l'incidenza dei trasporti) e il tipo di produzione, ovvero se industriale (che ha una serie di costi pesantissimi per l'ambiente, ma che il mercato non calcola!) o se biologica (che ha invece impatti bassissimi sull'ecosistema). Da più parti si afferma che abbiamo ormai superato, con le nostre produzioni e i nostri consumi, le capacità di recupero del pianeta, stiamo cioè consumando più terra, acqua e aria di quanto il pianeta sia in grado di rigenerare (si stima già di un 30% l'anno). Se questo è vero, stiamo consumando molto velocemente il "capitale" che ci assicura la sopravvivenza, una urgente correzione di rotta diventa indispensabile: cominciamo con il mangiare sano.
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