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dic 07
2009

Anche i tonni hanno il codice a barre genetico

Inserito da: Flavio

Taggato in: scienza

Flavio

E' la nuova frontiera (o moda, che dir si voglia) della ricerca biologica: "genetic barcoding".

In pratica consiste nel poter distinguere le specie viventi in base ad una semplice (si fa per dire) analisi genetica: prelevando un campione di tessuto da un animale o pianta, con 5 dollari e in meno di due ore si ottiene da questo il "codice a barre genetico", si confronta con quello di un database di riferimento e si verifica con sicurezza la specie del campione.

Applicazioni? C'è chi ha fatto analisi in diversi Sushi bar di New York, scoprendo che  spesso invece del tonno bluefin veniva rifilata una specie meno pregiata (per di più in via di estinzione e in alcuni casi tossica). In altri casi la tecnica è stata utilizzata per combattere il commercio di specie protette, oppure per riconoscere specie pericolose (per esempio l'anice stellato comunemente usato in cucina ha un "fratello" molto simile e tossico).

 

Tra le applicazioni più interessanti vi è quella di poter ottenere una immagine più precisa della biodiversità del pianeta oppure  capire cosa mangiano di preciso certi animali, o ancora identificare organismi utili che possano essere utilizzati in medicina o nell'agricoltura.  

La tecnica è stata sviluppata in Canada nel 2003 e si è rapidamente sviluppata una rete di organizzazioni scientifiche (e non) che catalogano le specie: il database (on-line e consultabile da tutti) dei codici a barre genetici  ad oggi è arrivato a circa 100.000 specie.

In realtà, oltre alle molte applicazioni nel campo della ricerca, l'interesse sul "genetic barcoding" deriva dal fatto che questa tecnica consente di rispondere a due domande:

Chi possiede cosa - definendo la "proprietà biologica" delle specie si può rafforzare o indebolire la posizione di molte popolazioni indigene che richiedono la salvaguardia di piante tradizionali dai "brevetti" delle multinazionali.

Chi importa cosa - il test può essere applicato alle frontiere per identificare e respingere piante ed animali considerate pericolose od infestanti oppure il cui commercio è illegale o protetto.

Domandine mica da poco, no? E' ovvio che gli interessi in campo sono enormi, nel settore dell'Agrobusiness, nel commercio internazionale e come sempre: chi detiene l'informazione, detiene il potere.