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set 29
2009
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La FAO, nel libro "Indigenous people's food systems" realizzato insieme alla MCGill University, riconosce che le comunità indigene presenti in tutto il pianeta conservano un patrimonio di alimenti sani, nutrienti e dalle proprietà straordinarie.
Nel libro si è analizzata l'alimentazione di 12 gruppi indigeni, come ad esempio la comunità dei Karen, in Tailandia, la cui alimentazione si basa su 387 diversi alimenti tra cui 287 vegetali e 62 frutti. Oppure i Masai del Kenia che pur vivendo in una zona arida utilizzano 35 diverse erbe e frutti selvatici, o gli Inuit che vivono nelle zone gelide del nord del Canada e si alimentano con 79 specie animali. E ancora gli abitanti del villaggio di Mand, in micronesia, dove si usano 26 tipi di banana tra cui la varietà chiamata Utin Llap che contiene quantità elevatissime di Beta-Carotene.
Purtroppo questo patrimonio di conoscenze sta rapidamente scomparendo: la FAO stima che nell'ultimo secolo, con il concentrarsi dell'agricoltura sul quartetto grano, riso, mais e soia, si è perso il 75% della diversità nelle coltivazioni.
Gli studi condotti nel libro hanno evidenziato una stretta correlazione tra il passaggio dall'alimentazione tradizionale a quella industrializzata e l'insorgere di diversi disordini alimentari, come obesità, diabete e ipertensione.
Viene riconosciuta quindi l'importanza di preservare il patrimonio dell'alimentazione tradizionale; Barbara Burlingame, della FAO, ha dichiarato che il primo passo da compiere è quello di approfondire gli studi e le ricerche che oltre a permetterci di conoscere meglio l'importanza di questi alimenti, aumentano la consapevolezza della loro importanza presso le stesse comunità indigene. Il passo successivo è quello di aiutarli a trovare mercati più ampi per i loro prodotti e per le piante medicinali.
Aggiungo io: forse è anche necessario proteggere gli alimenti tradizionali dalle manovre dell'industria alimentare che con brevetti e tecnologia sta cercando di impadronirsi di questo patrimonio...
Il libro "Indigenous people's food systems" è in vendita sul catalogo on-line della FAO
Nel libro si è analizzata l'alimentazione di 12 gruppi indigeni, come ad esempio la comunità dei Karen, in Tailandia, la cui alimentazione si basa su 387 diversi alimenti tra cui 287 vegetali e 62 frutti. Oppure i Masai del Kenia che pur vivendo in una zona arida utilizzano 35 diverse erbe e frutti selvatici, o gli Inuit che vivono nelle zone gelide del nord del Canada e si alimentano con 79 specie animali. E ancora gli abitanti del villaggio di Mand, in micronesia, dove si usano 26 tipi di banana tra cui la varietà chiamata Utin Llap che contiene quantità elevatissime di Beta-Carotene.
Purtroppo questo patrimonio di conoscenze sta rapidamente scomparendo: la FAO stima che nell'ultimo secolo, con il concentrarsi dell'agricoltura sul quartetto grano, riso, mais e soia, si è perso il 75% della diversità nelle coltivazioni.
Gli studi condotti nel libro hanno evidenziato una stretta correlazione tra il passaggio dall'alimentazione tradizionale a quella industrializzata e l'insorgere di diversi disordini alimentari, come obesità, diabete e ipertensione.
Viene riconosciuta quindi l'importanza di preservare il patrimonio dell'alimentazione tradizionale; Barbara Burlingame, della FAO, ha dichiarato che il primo passo da compiere è quello di approfondire gli studi e le ricerche che oltre a permetterci di conoscere meglio l'importanza di questi alimenti, aumentano la consapevolezza della loro importanza presso le stesse comunità indigene. Il passo successivo è quello di aiutarli a trovare mercati più ampi per i loro prodotti e per le piante medicinali.
Aggiungo io: forse è anche necessario proteggere gli alimenti tradizionali dalle manovre dell'industria alimentare che con brevetti e tecnologia sta cercando di impadronirsi di questo patrimonio...
Il libro "Indigenous people's food systems" è in vendita sul catalogo on-line della FAO






