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gen 06
2010
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Leggendo gli articoli sul pane che viene buttato via, che in questi giorni rimbalzano da un giornale all'altro, mi è venuta in mente, risalendo a galla dalle profondità della mia infanzia milanese, una vecchia barzelletta:
Un bambino, povero, sporco e magrolino, ogni giorno entra in una panetteria del centro di Milano (uno di quei negozi che sembrano gioiellerie, per intenderci) e tendendo la mano, con la faccina triste, chiede al panettiere: "Signur, ghe nè del pan poss?" (ovvero: Signore, avete del pane secco?); il panettiere lo caccia via in malo modo "No! ghe nè minga... va via!". La scena si ripete per diversi giorni finchè la moglie del Cavalier Cazzaniga, che si era trovata tra le clienti testimoni della scena, protesta: "ma perchè scaccia così quel pover fieu che ga fam... cosa le costa de daghel un po de pan poss??" (ma perchè scaccia quel povero figliolo che ha fame.. perchè non gli da un po di pane secco?)
Allora il panettiere le dice: "Pover fieu?? Quel lì lè un desgrasià, tel disi mi! Venga domani Signora e vedrà!"
Così il giorno dopo la Signora Cazzaniga si ritrova nel negozio con tutte le altre clienti; entra il bambino, fa la solita domanda: "Signur, ghe nè del pan poss?", e il panettiere, con un occhiata di intesa alle signore, dice "Si caro, ghe nè"
E il bambino: "Alura doman fan de meno, ciula!!" (allora domani fanne di meno, scemo) e scappa via ridendo.
Oggi leggiamo che si buttano tonnellate di pane perchè "il mercato richiede sempre più varietà", che "recuperare il pane avanzato costerebbe più che buttarlo via", "ogni famiglia butta via ogni giorno un po di pane" e così via.
Il prezzo della materia prima (farina) incide per circa l'uno per cento sui costi di produzione di un panettiere italiano, il resto sono servizi (luce, gas) e mano d'opera... e così, come per moltissime altre cose che vediamo ogni giorno intorno a noi, costa meno produrre in eccesso e buttare via gli avanzi che trovare soluzioni alternative.
Eppure questo tema del pane ha suscitato un certo clamore. Buttare via il pane ha ancora nella nostra cultura un valore simbolico, oltre che pratico, fortemente negativo.
Un tempo, quando la farina (e la legna per il forno) era un bene prezioso ed era una delle spese principali per le famiglie, si faceva il pane in grosse forme, come il "toscano" o il "pugliese", che dovevano durare almeno una settimana. E se avanzava il pane? Via con zuppe, pappe e torte per recuperare il pane duro.
Se domani vi avanza un po di pane, non lo buttate via; provate la ricetta della ribollita, è buonissima.






