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set 21
2009

Untouched by man

Inserito da: Flavio

Taggato in: etico

Flavio

C'è qualcosa di buffo e allo stesso tempo di triste nella storia dell'acqua Fiji che ultimamente è circolata nella blogosfera e sui mezzi di informazione.

Riassumo le puntate precedenti per chi non ne avesse mai sentito parlare: la Fiji Water Company (che ha sede alle isole Fiji) vende acqua in tutto il mondo su internet o tramite distributori locali, al prezzo di 50 dollari a bottiglia.

La cosa buffa è che di queste bottiglie d'acqua da 50 dollari ne vende tante, ma tante, ma proprio tante... pare che le vendite di acqua Fiji siano il 3% del PIL del paese (per dare un idea: il PIL delle Fiji supera 5 miliardi di dollari).

Ma perchè caspita uno dovrebbe comprare una bottiglia d'acqua alle isole Fiji e per di più pagarla 50 dollari? Per pagarla 50 dollari, potrebbe essere la risposta più facile.

La solita tromba del marketing infatti ci suona che se qualcosa costa 50 dollari, vale 50 dollari, e se tu paghi 50 dollari per una bottiglia d'acqua, tu vali 50 volte di più di uno che compra acqua da un dollaro, che a sua volta vale di più di chi l'acqua la vorrebbe bere (possibilmente pulita) dal rubinetto di casa visto che paga le tasse. Ovviamente questo nuovo status simbol liquido è stato immediatamente segnalato sulle tavole di molti vips: da Obama in giù (passando per Madonna e il defunto Michael Jackson) tutti bevono la Fiji.

Però non c'è solo la banale promessa dello status...
Perchè costa 50 dollari quell'acqua? La Fiji Water Company, sul suo sito http://www.fijiwater.com, scrive che la sua acqua è speciale perchè estratta da una falda acquifera ricca in silicati "che possono aiutare a mantenere il tuo corpo rafforzando le ossa, i tessuti connettivi, i denti, la pelle, le unghie e i capelli". L'acqua Fiji, aggiungono, si trova "in un ecosistema vergine posto ai margini di una foresta pluviale primitiva, lontana un continente dalla civilizzazione industrializzata più vicina", e inoltre l'acqua viene imbottigliata "senza essere toccata da essere umano".

L'acqua Fiji allora è buona perchè è "primitiva", "vergine", non è toccata dall'uomo: nessuno zozzo operaio, tecnico o camionista ci ha messo sopra le sue manacce. Tu puoi essere il primo! bevendola puoi provare il brivido erotico di possedere la purezza, o ancora di più, di corrompere la purezza ingurgitandola nel tuo corpo morente di occidentale inquinato. E' buona poi perchè rafforza le tue ossa e le altre parti deperibili del tuo corpo: nascosta sotto i vulcani delle Fiji c'è la fonte dell'eterna giovinezza ed è meglio che ti spicci a inviare i tuoi 50 dollari prima che finisca (o che finisca tu).

Si suggerisce un passaggio magico per cui bevendo l'acqua bevi la sua verginità, che restituisce al tuo corpo il suo stato di "primitiva purezza". Il paradosso è che nell'atto di berla, questa verginità sparisce, per l'inquinamento ambientale che implica una fabbrica e il trasporto su scala tanto grande.

E' la stessa illusione di Gauguin che dipingendo si impossessava della bellezza delle giovani donne polinesiane, e intanto le infettava di sifilide.


Ma allora perchè non vai a vivere alle Fiji? A parte il fatto che l'acqua di rubinetto che bevono i Fijiani "normali" pare che non sia poi così pulita; a parte il fatto che dal colpo di stato del 2006 i militari hanno sospeso costituzione ed elezioni; ma poi vuoi mettere la goduria? La promessa nascosta (mica poi tanto) è che puoi startene nella tua città, con i tuoi consumi da occidentale, e ripulirti bevendo l'acqua vergine delle Fiji, mentre per di più i tuoi concittadini sfigati si bevono l'acqua inquinata...

E a quella vocina che dice "portare acqua dalle Fiji? alla faccia dei kilometri zero", che si risponde?
Perbacco, la beve Obama, noto paladino dell'ambiente...
E poi, "Fiji Green!": si fa una bella campagna di comunicazione per convincere che in fondo non è che sia poi così inquinante far viaggiare acqua per decine di migliaia di kilometri, e che comunque  una parte degli incassi si impegnano a proteggere la foresta vergine.   

Il "pulito", il "biologico", il "puro" sono un differenziatore sociale. Il diritto a bere e mangiare bene passa per il filtro del portafoglio, secondo l'equazione che stabilisce che i poveri mangiano al fast-food perchè costa meno e perchè hanno meno strumenti culturali per "mangiare bene", visto che i saperi dell'alimentazione tradizionale vengono a poco a poco zittiti dalla vociona della comunicazione di massa.

Ma qui c'è un passo in più: i ricchi possono, anzi devono, mangiare "puro" anche se questo genera un danno ambientale agli altri.
E' la stessa logica nascosta nel protocollo di Kyoto: certo, inquinare è sbagliato, ma se vuoi inquinare un pochino di più lo puoi fare, basta che compri i "crediti inquinamento".

Anche un imperativo etico (il "buono, pulito e giusto") diventa merce di scambio.

Quanto costa? 50 dollari.


fiji