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lug 10
2010

I romantici delle pagine culturali...

Inserito da Flavio in un altro mondo , industria , etico

Flavio

Sollecitato dai conduttori (anche loro... mannaggia) De Castro ha sostenuto che visto che gli agricoltori italiani sono in un momento di grande difficoltà a causa dei prezzi bassi che non permettono un reddito sufficiente, in questo momento difficile temi quali i mercati locali, la stagionalità, i presìdi (slow-food), ecc. sono romanticherie che andrebbero messe nelle pagine culturali dei giornali e non nelle pagine economiche. Nelle pagine economiche, nelle istituzioni che si occupano di economia,  occorrerebbe invece parlare di temi più seri: le imprese, il lavoro, discutere su come portare il ricchissimo patrimonio enogastronomico italiano sugli scaffali della grande distribuzione e nel mercato globale, pensare alle energie rinnovabili come reddito aggiuntivo per gli agricoltori.

Ho il sospetto che le energie rinnovabili, l'eolico, il biogas, il solare, in Italia siano in larga misura ancora terreno di conquista per i soliti faccendieri e intrallazzatori e non precisamente per i piccoli agricoltori. Spero di sbagliare, ma guarda un po... è rispuntato dalle nebbie degli anni '80 niente meno che Flavio Carboni, arrestato pochi giorni fa proprio in relazione ad appalti per l'eolico in Sardegna.

Ora per quanto riguarda l'agricoltura e la gastronomia, sono disposto ad ammettere di essere un "romantico" e che (se ci fossero ancora, e se qualcuno le leggesse) le "pagine culturali" dei giornali dovrebbero sicuramente ospitare i temi del "buono, pulito e giusto". Però non riesco a capire perché non si riesca proprio a pensare all'agricoltura e alla gastronomia in termini diversi da quelli della dimensione dell'industria, della grande distribuzione e del mercato globale.

Ma non è ancora abbastanza evidente che il modello dell'agricoltura intensiva e industrializzata è in crisi fortissima proprio nei paesi più avanzati, che oltre a creare danni enormi all'ambiente e alla salute non riesce nemmeno più a garantire un reddito e una vita decenti agli agricoltori? Non è ancora abbastanza palese come il valore venga catturato sempre dagli anelli più forti della catena? Come le multinazionali dell'agribusiness da una parte e la grande distribuzione dall'altra schiaccino i piccoli produttori imponendo prezzi bassi e produzione intensiva?

Ma siamo proprio sicuri che il patrimonio enogastronomico italiano, quello che ancora ne resta e resiste grazie alle forti tradizioni locali e al rinnovato interesse dei "romantici", potrebbe sopravvivere senza essere completamente omologato e falsificato se si volesse portarlo in una dimensione globale? Non è ovvio che le produzioni di qualità sono fatte di territorio, di tradizioni, di cultura?

Ma non si riesce proprio, nelle "pagine economiche" e nelle istituzioni dove ha lavorato e lavora  De Castro, a considerare altro che il profitto delle grandi aziende? Non è pensabile di puntare, oltre che alla dimensione industriale del cibo, anche su piccole produzioni sostenibili e di qualità, ad aiutare le aziende agricole a dimensione familiare (che sono la maggior parte) ad uscire dalle pastoie burocratiche, ad ottenere credito in banca per innovare e investire, a poter convertire la produzione al Bio senza dover affrontare costi sostenibili solo dalle grosse aziende, oppure aiutarle a sviluppare i mercati locali dei produttori...? 

Dobbiamo per forza tenere come unica bussola il profitto d'impresa delle grandi aziende? Non si riesce proprio a dare un valore a parole come equità, dignità del lavoro, salute, cultura, giustizia sociale, ambiente, sostenibilità, bellezza? A farle pesare sul piatto della bilancia invece che estrometterle dai bilanci? Sono parole che nel giro di poche generazioni sono scomparse: in nome del "mercato" abbiamo avvelenato, distrutto equilibri, spremuto l'ambiente, gli animali e le persone, e ci illudiamo che per "uscire dalla crisi" basti insistere sulla stessa strada, e chi non è d'accordo che giochi pure a fare l'intellettuale se vuole ma per favore faccia lavorare le imprese, senza rompere troppo.

Sono solo pippe da "romantico"? Forse si, ma ho il sospetto di non essere il solo.

mag 30
2010

Certificazione Partecipata

Inserito da Flavio in un altro mondo

Flavio

La visione molto interessante è quella di voler rafforzare il rapporto di fiducia e lo scambio di conoscenze che si crea in contesti quali i mercati dei produttori o i Gruppi di Acquisto creando un sistema di certificazione partecipata condiviso tra produttori, consumatori, tecnici e (idealmente) istituzioni.

In pratica si tratta di favorire lo sviluppo di gruppi locali formati da produttori, consumatori e tecnici che attraverso incontri e visite alle aziende certifichino le pratiche bio dei produttori e nel contempo creino reti positive di relazioni e conoscenze, favorendo l'idea di collaborazione e condivisione piuttosto che di controllo e repressione.

Teresa Torremocha di Ifoam (International Federation of Organic Agriculture Movements) ha presentato esperienze di certificazione di gruppo nel mondo, sia pluriennali come nel caso del Brasile o più recenti come Francia e Spagna.

In Italia sta nascendo l'interesse (in Liguria, Lazio...) per questi temi e c'è la volontà di sperimentare questo tipo di esperienze anche in Toscana.

La prossima tappa (prima dell'estate) dovrebbe essere un incontro, anche conviviale, da svolgersi probabilmente a Firenze, per la presentazione al pubblico delle tematiche legate alle produzioni e certificazioni biologiche.

Scarica il report IFOAM

giu 02
2009

Terra Futura

Inserito da Flavio in un altro mondo

Flavio

Sabato scorso ho fatto una giratina a TerraFutura, la mostra-convegno alla Fortezza da basso di Firenze. 

C'era ogni possibile declinazione e contaminazione di eco-bio-etico-sostenibile-solidale-compatibile-equo-ecc. Molte cose interessanti, altre meno, alcune mi sono parse un po "furbe", ma nel complesso un bel momento per fare il punto su tante iniziative e tante realtà che in un modo o nell'altro cercano un cammino diverso.

Fra le cose che mi sono piaciute:forno solare

Un signore (Giulio Pozzoli, www.certas.it) che costruisce prototipi e modelli di apparecchi di vario tipo, ad esempio forni solari che in pratica sono delle scatole di legno coibentate dipinte all'interno di nero con intorno dei pannelli riflettenti che coinvogliano i raggi del sole, molto facili ed economiche da costruire, bastano alcuni pannelli di legno, lamine di metallo e poco altro. In una giornata mediamente soleggiata permettono di cuocere a temperature tra i 160°C e i 220°C, niente male...

Un artista (Andrea Clessi, www.clique.it) che recupera materiali di scarto industrali e ci costruisce dei bellissimi separè, sgabelli, tavolini... molto adatti per bar e locali.

Delle vacanze natura per i bambini organizzate da Legambiente in collaborazione con Arci Asino (sic!), a spasso con gli asini nei boschi dell'appennino nella riserva naturale Acquerino-Cantagallo dormendo in rifugi e tende (www.rifugiolecave.it).

C'erano poi diverse presentazioni di Gruppi di Acquisto Solidale, commercio equo e altre modalità di acquisto alternative alla distribuzione commerciale tradizionale. Certo rispetto ad altri paesi abbiamo ancora molto cammino da fare, ma poco a poco mi pare che la consapevolezza che si può avere un rapporto diverso con il consumo e con l'alimentazione sta crescendo anche da noi. Lo dimostra l'affluenza ad eventi come questo (tanti bambini, tra l'altro...).

Anche keBuono vuol essere un passettino lungo questo cammino...